Il piano per le due Tim, la rete in una società da trentamila addetti


Gli americani punterebbero a una ristrutturazione in tempi rapidi. Le infrastrutture in un’azienda indipendente aperta alla Cassa depositi

«Quella di Kkr non è un’offerta e non andrà da nessuna parte». Le parole di un addetto ai lavori, che chiede anonimato, lasciano intendere quanto gli schieramenti siano divisi tra chi vede evanescenza dietro la manifestazione di interesse del fondo Usa su Tim e chi, invece, la considera un’opportunità. Per il mercato quella proposta, almeno dal punto di vista industriale, potrebbe essere però l’unico modo concreto per dare a Tim le gambe per camminare. O meglio: non a Tim ma alle due Telecom che, dall’operazione, potrebbero nascere. Puntando sul business della rete.

Il progetto non è ancora stato svelato da Kkr ma sul mercato sanno bene come lavora un fondo di questo tipo e scommettono che presto progetti simili faranno tendenza nelle tlc europee. Quello che per i sindacati è «allarme spezzatino», nelle sale operative è considerata un’opportunità per estrarre valore inespresso. Vediamo come. Il punto è che da anni il business di un conglomerato come Telecom, che unisce attività di rete, servizi di connessione e contenuti appare fiacco, in discesa. Non a caso le uniche notizie che negli ultimi anni sono riuscite a dare vitalità al titolo che naviga tra 30 e 40 centesimi è stato il grande gioco della rete unica, interrotto bruscamente dal governo Draghi. E la rete sembra protagonista anche di questa storia. Kkr – che non a caso opera sul dossier Tim col fondo Infrastructure, dedicato alle infrastrutture – punterebbe a dividerla dai servizi. E a replicare il modello di Terna, costola separata da Enel dedicata al trasporto dell’energia. Succede che nelle telecomunicazioni mentre la marginalità delle attività di servizio scende, quella delle infrastrutture è stabile o degrada di poco. Ma le valutazioni sono molto differenti: una società di infrastrutture (NetCo) viaggia a multipli tra 12 e 18 volte i margini lordi. Una società di servizi (ServiceCo) non va oltre le 3-4 volte. L’esempio più lampante è Inwit: da che la società delle torri è stata separata, capitalizza più di Tim, ovviamente prima che quest’ultima fosse influenzata dall’effetto Opa: 10 contro 7 miliardi. Allo stesso modo il valore espresso da una società della rete Tim permetterebbe di creare un soggetto capace di caricarsi buona parte del debito come dei lavoratori dell’attuale Telecom. Alla ServiceCo resterebbero solo gli addetti necessari, parametrati a quelli dei concorrenti e rapportati al fatturato. Qualcuno ipotizza che nella società dei servizi potrebbero rimanere tra 10 e 12 mila dipendenti su un totale di circa 40 mila lavoratori di Tim in Italia. Una mossa, quella di Kkr (che, a Opa lanciata, potrebbe patire la concorrenza di altri fondi tentati dal medesimo disegno), che punterebbe ad assicurare un futuro a tutte le componenti dell’attuale Tim e, nel contempo, rispettare i parametri tipici di un grande fondo che, racconta chi è del mestiere, è quello di avere ritorni medi annui di almeno l’8%.

L’intervento americano, in prospettiva, riaprirebbe anche la strada per la rete unica, dove – fanno notare in molti – il «no» dell’Europa era determinato dal collegamento tra la società di rete e la Tim che ne vende i servizi. Un soggetto indipendente potrebbe invece riunire anche l’infrastruttura di Open Fiber e ritrovarsi nell’azionariato Cdp a fare da garante. Difficile però dire se l’operazione Kkr avrà ali per decollare. Molti addetti ai lavori segnalano le stranezze di una manifestazione di interesse «non vincolante e indicativa», condizionata a una «due diligence», un esame dei conti inusuale per una società quotata e trasparente per definizione: denota il dubbio che lì dentro si possa nascondere chissà che. Un interesse vincolato al sostegno di un management traballante e al mancato utilizzo del golden power che però il governo può esaminare solo a Opa lanciata. E che deve essere rilasciato di fronte a un progetto che, finora, hanno visto in pochi eletti.



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