I ragazzi si raccontano al cinema per uscire dall’ansia – Sardegna


Progressi misurati da neuropsichiatri, cresce l’autostima


(di Stefano Ambu)
(ANSA) – CAGLIARI, 01 DIC – Fare cinema da attori, registi,
fonici, montatori per superare disagi, ansia, angoscia. O
piccoli e grandi traumi. Il risultato? Un film con quattro
episodi presentati in anteprima nella sala congressi della
facoltà di Medicina alla Cittadella universitaria di Cagliari.
   
Non solo arte, ma anche un traguardo terapeutico accertato dallo
staff neuropschiatrico che ha misurato alcuni paremetri prima e
dopo il laboratorio di filmaking.
   
Con esiti incoraggianti: in tre settimane, annunciano le
esperte che hanno somministrato dei test alla fine del
laboratorio, sono cresciuti autostima e diminuiti ansia e
depressione. Migliora anche la consapevolezza sociale. Troppo
pochi però 21 giorni per registrare progressi su iperattività e
oppositività. “Ma è chiaro – sottolinea Alessandro Zuddas,
direttore della clinica di Neuropsichiatria dell’infanzia e
dell’adolescenza al Brotzu – che se è cresciuta l’autostima ci
sono riflessi positivi anche su questi due fattori”. Il
laboratorio ha coinvolto 18 ragazzi e ragazzini tra gli 11 e 17
anni. Il coordinamento è stato affidato per la parte artistica
al regista Massimo Guglielmi, autore di diverse produzioni anche
per la Rai, e per la parte scientifica alla neuropsichiatra
Antonella Gagliano, alla guida di un team di specialisti della
salute mentale in età evolutiva.
   
Il progetto si chiama Filo di Arianna e ha coinvolto
Università, Brotzu e Città metropolitana di Cagliari. “Filo di
Arianna perché non ci sono labirinti senza via d’uscita – spiega
Gagliano – È un messaggio a ragazzi che attraversano un momento
di difficoltà affinché non perdano mai la certezza che la via
d’uscita si può trovare. Siamo di fronte a un’emergenza
psichiatrica, aggravata dalla pandemia,che porta tanti ragazzi,
in questo momento tra il 30 e il 40% della popolazione in età
scolare, ad attraversare momenti di tristezza e angoscia. Una
condizione che rende necessario integrare i percorsi di diagnosi
e cura anche con opportunità di crescita in ambienti non
sanitari ma pensati per dare la possibilità di vivere esperienze
positive insieme ai coetanei”.
   
Tre settimane con oltre cinque ore di lavoro quotidiano tra
Monte Claro, Calamosca, centro storico e passeggiata del centro
commerciale. I ragazzi hanno anche scritto le loro storie che
poi, in un omaggio al regista Krzysztof Kieślowski, sono
diventati quattro film diretti da quattro neoregiste intitolati
Bianco, Rosso, Blu e Nero. Sullo slancio, una di loro ha anche
scritto e diretto un cortometraggio spot contro la violenza in
casa presentato in un convegno a Milano. Contenti tutti i
giovani protaginisti del progetto. In una conferenza stampa
finale dopo le proiezioni qualcuno di loro ha raccontato di
essere rimasto affascinato dalla cinepresa e di voler prendere
in considerazione anche la possibilità di lavorare in questo
settore. Al di là degli sbocchi professionali, un’esperienza che
ha consentito ai ragazzi di cimentarsi in una nuova esperienza.
   
E di crescere insieme. “Di solito – annota il regista Guglielmi
– i film sono fatti dagli adulti che raccontano i ragazzi. Qui i
ragazzi si raccontano da soli attraverso il cinema”. (ANSA).
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA