Blanca recensione – TvBlog


Castle, Bones, Body of Proof, Moonlighting: cos’hanno in comune queste serie tv? Sono tutte dei polizieschi in cui la componente da romantic comedy non manca mai. E perché le citiamo nella recensione di Blanca? Semplice: perché la nuova fiction di Raiuno (disponibile anche su RaiPlay) è figlia proprio di quel genere di prodotti.

La Lux Vide, nel suo nuovo salto evolutivo, si affida alla fonte letteraria di Patrizia Rinaldi e costruisce un universo narrativo le cui regole sono già state scritte anni fa: prendete una coppia di personaggi composta da un investigatore/trice, affiancato/a da un un personaggio che non è detective di professione ma che ha un fiuto per i gialli notevole. Il successo è assicurato perché, come garantiscono i titoli in apertura di questo pezzo, la combinazione tra professionista ed appassionato ma dotato/a di talento genera empatia su più livelli.

E’ il caso di Blanca: la protagonista entra sì in Polizia, ma il suo destino non sembra essere quello di indagare sul campo. Eppure, già nella prima parte del primo episodio, riesce a ribaltare la sua posizione, diventando indispensabile per risolvere il caso di puntata. Ecco, Blanca si basa su altri tre pilastri: uno è, appunto, il caso di puntata, la trama verticale, autoconclusiva, che permette al pubblico di non perdersi troppo nel caso dovesse saltare un episodio.

Poi c’è il triangolo: un classico. In questo caso, il cuoco Nanni (Pierpaolo Spollon), che intuiamo subito potrebbe mettersi in mezzo ad un’eventuale storia tra l’Ispettore Liguori (Giuseppe Zeno) e la protagonista (Maria Chiara Giannetta). Ed è subito ship: essere #TeamLiguori o #TeamNanni diventerà l’ossessione dei fan della neonata serie nelle prossime settimane.

Infine, la parte comedy: indagini e sentimenti vanno a braccetto con qualche scena leggera, libera da tensioni sessuali o da dubbi polizieschi. Questi sono gli ingredienti che, negli Stati Uniti (e poi via via ovunque lo schema si sia ripetuto), hanno decretato il successo di numerosissime serie tv.

Uno schema ripetitivo, prevedibile, ma che riesce sempre a conquistare per la sua semplicità e la capacità di empatizzare sia con il pubblico più interessato alla parte crime che con quello che, invece, vuole sognare una storia d’amore impossibile. Ecco perché siamo abbastanza certi che Blanca sarà un successo.

Lux Vide non ha insomma inventato nulla di nuovo, almeno nello scheletro principale del prodotto. Piuttosto, ha preferito osare puntando su una protagonista diversamente abile e sul messaggio di inclusione che può veicolare in vari modi. Blanca (Giannetta avrà faticato non poco, ma alla fine ha reso bene il personaggio) ricorda che tutti hanno diritto a lavorare, che avere una menomazione non significa avere meno forza e che una società davvero moderna deve essere capace di accettare le diversità.

Maria Chiara Giannetta
© Lux Vide

Raiuno potrà sicuramente vantarsi di avere avuto il primato di proporre un personaggio come Blanca nella propria serialtià, così come Lux Vide di aver realizzato un prodotto che sa ammiccare anche al mercato estero (la serie è già stata venduta in alcuni Paesi, tra cui la Francia, prima ancora della sua messa in onda) e che sfrutta un tecnologia di registrazione, l’olofonia, mai usata prima in tv.

Blanca è, insomma, una strana creatura, che tanto si affida alle certezze del genere procedurale/romatic comedy quanto cerca di scrivere una nuova pagina delle serie generaliste. Una formula che potrebbe dare vita ad un filone già sperimentato altrove, ma ancora poco in Italia.



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