Voto su eutanasia a Jersey. I vescovi: uccidere è contro Dio


Monsignor Philip Egan, vescovo di Portsmouth, commenta la decisione presa nel Baliato di Jersey, come un primo passo verso una legalizzazione che potrebbe arrivare anche nel Regno Unito

Roberta Barbi – Città del Vaticano

“La comunità cattolica sfiderà sempre qualsiasi proposta di legge mirata a legalizzare il suicidio assistito e l’eutanasia”. Così monsignor Philip Egan, vescovo di Portsmouth ha commentato l’approvazione della proposta di legalizzazione in materia da parte dei politici del Baliato del Jersey, l’insieme di isole situate nel Canale della Manica, che non fanno parte del Regno Unito, ma hanno un governo interno autonomo che dipende direttamente dalla Corona britannica.  Il 25 novembre scorso, infatti, 36 membri del Parlamento locale hanno votato a favore, 10 contro e tre assenti. In materia ci sarà un ulteriore dibattito nel 2022 e un progetto di legge potrebbe essere votato già nel 2023.

“Investire in cure palliative di alta qualità”

In reazione a questa decisione di indirizzo, il presule ha rilasciato una dichiarazione dalle pagine del sito della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles: “Sono rimasto scioccato e rattristato dai risultati del voto sull’eutanasia e il suicidio assistito a Jersey – si legge – dimostra una deplorevole mancanza di interesse nel proteggere le persone più vulnerabili della nostra società. Tuttavia, questo è solo il primo passo nel processo di legalizzazione del ‘suicidio assistito’; come tale, continueremo a esaminare e contestare qualsiasi proposta di legge in materia nei prossimi mesi”. “La Chiesa cattolica è chiara sul fatto che non possiamo mai aiutare a togliere la vita ad un altro, anche se lo richiede: uccidere le persone e commettere suicidio è contro la legge di Dio – ha spiegato – tutta la vita umana è un dono da salvaguardare dal concepimento fino alla morte naturale, e ribadiamo la nostra richiesta di continui investimenti in cure palliative di alta qualità, al fine di preservare la dignità di alcuni dei nostri più vulnerabili, in momenti così difficili della loro vita”.



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