Super green pass, tutte le questioni ancora aperte


L’iter che dovrebbe portare al debutto, in tempi brevi, del cosiddetto super Green pass ha preso ufficialmente il via. Le Regioni hanno chiesto di “premiare chi si vaccina”, spingendo per dare il via libera al provvedimento che prevede restrizioni per chi ha deciso di non sottoporsi al ciclo vaccinale. L’urgenza dell’intervento è giustificata dalla preoccupazione per la risalita dei contagi che potrebbe condizionare non solo il Natale ormai alle porte ma anche la stagione del turismo invernale. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare nuove chiusure, come sta avvenendo proprio in queste ore in Alto Adige.

La direzione di marcia è chiara. Il certificato verde non si otterrà più con il tampone per le attività ricreative e il tempo libero (il tampone resterà per poter andare al lavoro e per i servizi essenziali). Il nodo da sciogliere mercoledì in cabina di regia è se le nuove regole scatteranno solo quando una regione passa in zona gialla o arancione. O se debbano valere per tutti anche in zona bianca

Le questioni da risolvere

Ma è possibile introdurre una distinzione tra vaccinati e non vaccinati senza l’obbligo del vaccino? Come si risolvono tutti i problemi connessi alla privacy? Cosa si fa con gli stranieri che arrivano in Italia dagli altri paesi europei visto che per l’Ue esiste al momento un solo certificato? Il dibattito sul super green pass apre una serie di questioni che dovranno essere affrontate e risolte a tambur battente dal governo.

Restrizioni solo per no vax e Costituzione

Il primo problema è che il doppio binario per vaccinati e non vaccinati potrebbe essere oggetto di ricorsi. Lo ha sottolineato il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli. «Mi pare un rimedio difficilmente praticabile e, dal punto di vista normativo, molto rischioso come possibilità di giustificazione dei singoli divieti». Un problema che ci sarebbe pure dal punto di vista pratico, visto che «anche i vaccinati possono essere portatori del virus». Piuttosto, è la conclusione di Mirabelli, «se la situazione è così vincolante per cui i non vaccinati non possono compiere una parte molto consistente della loro attività, della loro vita lavorativa o di relazione, allora questo giustificherebbe l’imposizione di un obbligo di vaccinazione non una sorta di lazzaretto domestico».

Nodo privacy

Un’altra questione da risolvere riguarda i dati degli italiani: con il doppio binario del green pass, infatti, chiunque sarà chiamato a effettuare i controlli potrà conoscere se il cittadino è vaccinato, guarito o ha fatto un tampone. Un punto sul quale il Garante della Privacy ha in passato espresso parere negativo. «Ciò che va comunque evitato – ha detto Pasquale Stanzione – sono le discriminazioni in base alle scelte vaccinali e l’indebita conoscenza, da parte di soggetti non legittimati, dei dati sanitari degli interessati».



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