Suicidio assistito, la sentenza della Consulta è auto applicativa


Il Comitato etico della Asl Marche, con un valutazione analitica e ampiamente motivata, ha accertato la esistenza di tutte condizioni stabilite dalla sentenza della Corte costituzionale con la sentenza n. 242 del 2019, per escludere la punibilità dell’assistenza al suicidio chiesta da un tetraplegico immobilizzato a letto da altre dieci anni.

È utile ricordare il contenuto essenziale di quella sentenza. La Corte ha stabilito e circoscritto le condizioni nelle quali l’aiuto alla esecuzione del suicidio non può essere considerato reato. Oltre, naturalmente, alla volontà libera ed autonoma della persona, si deve trattare di chi è affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze che reputa intollerabili, capace di prendere decisioni libere e consapevoli. In queste situazioni con il rifiuto delle cure,anche quelle palliative, sempre legittimo, si giungerebbe alla morte con sofferenze per tempi non brevi.

La Corte non ha stabilito un “diritto a prestazione” dell’assistenza al suicidio da parte delle strutture sanitarie pubbliche, alle quali ha attribuito in funzione di garanzia esclusivamente una attività di verifica della esistenza di queste condizioni, compresa una valutazione del comitato etico.

Omicidio del consenziente ed eutanasia

È questo il percorso seguito in questo caso, considerato con la dovuta attenzione da parte del Comitato etico delle Marche, che ha esaminato e valutato la esistenza di tutte le singole condizioni stabilite dalla Corte costituzionale. La sentenza della Corte è auto applicativa, ha integrato la disciplina normativa che è già operante, ed indica il quadro giuridico nel quale ci si può e deve muovere, e che il Parlamento può precisare. Resta fuori da questo campo, come pure dal più esteso ambito della eutanasia, la abrogazione dell’omicidio del consenziente, oggetto di una proposta di referendum che, salvo la libertà del consenso, prescinde da qualsiasi limite o condizione.



Source link

Rispondi