Pizzaballa: “Il Papa al confine tra Europa e Asia per la pace e l’accoglienza”



Intervista de L’Osservatore Romano al patriarca di Gerusalemme dei latini che accoglierà il Pontefice al suo arrivo a Cipro di domani: “Francesco saprà levare la sua voce con creatività per tutti gli uomini di buona volontà, indifferentemente dalle appartenenze”

di Roberto Cetera

Ad accogliere Papa Francesco  al suo arrivo a Cipro giovedì sarà il patriarca di Gerusalemme  dei latini Pierbattista Pizzaballa, nella cui giurisdizione canonica ricade anche la Chiesa latina di Cipro. In una mattinata quasi ancora estiva di Gerusalemme  Pizzaballa ci accoglie nel palazzo del Patriarcato nella città vecchia di Gerusalemme, mentre fervono, tra i suoi collaboratori,  i preparativi per l’arrivo del Pontefice. 

«A Cipro — spiega — c’è, in piccolo, un po’ tutto quello che caratterizza la diocesi di Gerusalemme: una Chiesa che sconta divisioni territoriali, politiche e anche religiose, conflitti, migrazioni, e soprattutto  il suo essere minoranza; ma una minoranza che sa, e vuole, essere sale per la sua terra, nello spirito di Fratelli tutti.  Al confine tra Asia ed Europa, Cipro coagula tante criticità: non solo la divisione territoriale che permane ormai dal 1974, e la più recente ondata di immigrazioni, ma anche l’essere punto sensibile delle problematiche relative agli approvvigionamenti energetici, e da ultimo la vicinanza geografica  alla disastrosa situazione del Libano.  Purtroppo  anche l’esistenza di un  muro di  divisione accomuna Cipro a Gerusalemme. Una Chiesa, dicevamo, piccola minoranza, ma che vede comunque le sue chiese strapiene,  al 90% di immigrati, che provengono dalle Filippine, dal sud est asiatico, ma anche dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’America latina.  Quindi possiamo dire che da tutti questi punti di vista Cipro ha tutte le caratteristiche proprie della diocesi di Gerusalemme,  ma è anche, al tempo stesso, una finestra aperta sull’Occidente. Cipro aderisce all’Unione europea e, pur nella divisione territoriale, anche i turco-ciprioti sono considerati cittadini europei».  

Insomma una situazione complessa. D’altronde sono proprio le situazioni complesse quelle che Papa Francesco sembra preferire nella scelta dei suoi viaggi.

Sì.  Ma vorrei dire che ci sono anche degli aspetti estremamente positivi, che vanno valorizzati. Per esempio il rapporto con le Chiese ortodosse è un rapporto molto buono. Credo sia l’unico posto al mondo dove gli ortodossi mettono le loro chiese a disposizione dei cattolici latini per lo svolgimento delle nostre liturgie.  Questo avviene ad esempio nella chiesa di Paphos, inserita nel parco archeologico dove si trova, secondo la tradizione, la colonna su cui fu flagellato Saulo di Tarso per ordine del governatore romano Sergio Paolo, poi convertitosi al cristianesimo. Non c’è quella concorrenza, quella gelosia, che si può riscontrare altrove nei rapporti tra le confessioni cristiane. Le tre parrocchie guidate dai miei confratelli francescani svolgono un grande lavoro, soprattutto sul fronte della carità. Anche i rapporti con le istituzioni statali sono molto buone.  Perciò dal punto di vista ecclesiale si può considerare quello di Cipro come un piccolo laboratorio, nel senso che hanno le  medesime modalità e criticità che abbiamo a Gerusalemme, ma possono affrontarle con uno spirito diverso, più positivo, meno drammatico, meno teso. 

E le relazioni col mondo islamico?

Direi che sono buone relazioni. Questo anche perché, a differenza dei fratelli greco-ortodossi, noi cattolici latini non siamo percepiti come  parte del sistema politico istituzionale. Nella parte turca c’è qualche complicazione in più. Lì abbiamo una sola chiesa aperta al culto, frequentata soprattutto da immigrati africani. 

È lei ad avere ufficialmente invitato, e lei accoglierà Papa Francesco a Cipro. Cosa si attende da questa visita?

 Come dicevamo prima, è una situazione complessa e anche qui con una Chiesa che è piccola minoranza.  Come è stato nello storico viaggio in Iraq, Papa Francesco saprà  levare con creatività la sua voce verso tutti gli uomini di buona volontà, indifferentemente dalle loro appartenenze,  nel senso dell’accoglienza, della pace, dell’abbraccio fraterno. Papa Francesco ci indica che questa è la strada attraverso cui la Chiesa, anche quando sembra contare poco,  sa essere profezia in questo terzo millennio.

 



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