Parità di genere, Gribaudo: «É un passo avanti per le donne, dal reclutamento alla retribuzione, alle opportunità di carriera»


Obiettivo: ridurre il gender pay gap. Ha ottenuto l’unanimità in aula alla Camera e passa ora all’esame del Senato, il progetto di legge che vuole favorire la parità retributiva tra i sessi e sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Voti favorevoli 393, per un testo che modifica il codice delle pari opportunità tra uomo e donna in ambito lavorativo, in modo da ridurre le differenze nelle retribuzioni. E non solo. C’è l’obbligo di redazione del rapporto di parità che riguarderà aziende pubbliche e private che impiegano più di 50 dipendenti (anziché più di 100, come previsto finora). E sgravi contributivi, meccanismi premiali per gli aiuti di Stato, strumenti per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, accanto a un sistema di certificazione della parità di genere.

Gribaudo: la mancata parità è un vulnus democratico

«La mancata parità di genere rappresenta un vulnus democratico per il Paese», spiega la relatrice e prima firmataria del progetto di legge Chiara Gribaudo (Pd). E i numeri sono lampanti: le donne sono il 56% dei laureati italiani, ma solo il 28% dei manager. In Europa le lavoratrici guadagnano il 16% meno degli uomini a parità di mansione e salario. In Italia questa percentuale può arrivare fino al 20% di stipendio in meno di un collega uomo. E ci sono settori dove le disparità sono ancora più forti. Siamo molto indietro: in base all’ultimo report del World economic forum l’Italia si colloca al 76° posto su 153 Paesi della classifica mondiale.

Con la pandemia 470mila donne hanno perso il posto di lavoro

«Una situazione – sottolinea Chiara Gribaudo – già grave prima della pandemia, che è peggiorata». Perchè a perdere i posti di lavoro con l’emergenza legata al Covid-19, sono state soprattutto le donne, tanto che Chiara Gribaudo ha dedicato il via libera di Montecitorio alla proposta di legge a tutte le donne e, in particolare «alle 470mila donne che hanno perso il lavoro durante la pandemia, a tutte coloro che vengono pagate meno o stimate meno dei loro colleghi uomini, alle donne che hanno i titoli, la competenza, l’esperienza e la preparazione, ma apparentemente non il sesso giusto per essere dirigenti o manager d’azienda». Ora in Senato si tenterà la via della sede deliberante perchè la legge sia varata rapidamente e non resti nei cassetti di palazzo Madama fino al termine della legislatura.

In arrivo un meccanismo di trasparenza

«Un primo passo fondamentale per garantire milioni di donne che finora era stato negato: sono cambiati tre governi in questa legislatura, cambiati i ministri, ma non si era mai trovata finora la voglia di arrivare al traguardo. Ora siamo a un passo dall’istituire anche in Italia un meccanismo di trasparenza e garanzia per milioni di donne lavoratrici, una legge per la parità salariale che garantisca i diritti di ciascuna sul luogo di lavoro, dal reclutamento alla retribuzione fino alle opportunità di carriera». Un percorso difficile e delicato che si scontra ancor oggi con resistenze culturali profonde. La relatrice ha cercato una condivisione nella redazione del testo con le altre forze politiche, perché «se non c’è condivisione, le cose non funzionano. Non basta una legge, bisogna farla funzionare».

Gender equality concept

Dal 2022 arriva la certificazione della parità di genere

Il testo prevede l’istituzione, dal 1° gennaio 2022, della certificazione della parità di genere, con l’obiettivo di riconoscere le misure adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità. É anche istituito un Comitato tecnico permanente sulla certificazione di genere nelle imprese costituito da rappresentanti del Dipartimento per le pari opportunità, dei ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico, delle consigliere e dei consiglieri di parità, di rappresentanti sindacali ed esperti individuati secondo modalità che saranno previste da un Dpcm o dal ministro delegato per le Pari opportunità, di concerto con i ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico.



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