Nullità matrimoniali, le parole di Benedetto XVI



Nell’agosto 2005, dialogando con i sacerdoti della diocesi di Aosta, Papa Ratzinger disse che andava approfondito e studiato il tema dei matrimoni religiosi contratti senza essere veramente credenti

VATICAN NEWS

Era il 25 luglio 2005 e il nuovo Papa, Benedetto XVI, fino a quattro mesi prima Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, durante un breve periodo di vacanza in Val d’Aosta aveva incontrato il clero della diocesi che lo ospitava. Un sacerdote aveva sollevato il tema della comunione ai fedeli divorziati e risposati.

Papa Ratzinger aveva risposto: “Sappiamo tutti che questo è un problema particolarmente doloroso per le persone che vivono in situazioni dove sono esclusi dalla comunione eucaristica e naturalmente per i sacerdoti che vogliono aiutare queste persone ad amare la Chiesa, ad amare Cristo. Questo pone un problema”.

“Nessuno di noi – aggiungeva Benedetto – ha una ricetta fatta, anche perché le situazioni sono sempre diverse. Direi particolarmente dolorosa è la situazione di quanti erano sposati in Chiesa, ma non erano veramente credenti e lo hanno fatto per tradizione, e poi trovandosi in un nuovo matrimonio non valido si convertono, trovano la fede e si sentono esclusi dal Sacramento. Questa è realmente una sofferenza grande e quando sono stato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ho invitato diverse Conferenze episcopali e specialisti a studiare questo problema: un sacramento celebrato senza fede”.

“Se realmente si possa trovare qui un momento di invalidità – commentava ancora il Papa – perché al sacramento mancava una dimensione fondamentale non oso dire. Io personalmente lo pensavo, ma dalle discussioni che abbiamo avuto ho capito che il problema è molto difficile e deve essere ancora approfondito. Ma data la situazione di sofferenza di queste persone, è da approfondire”.

Dieci anni dopo quelle parole, nel 2015, veniva pubblicato il Motu proprio di Papa Francesco “Mitis Iudex Dominus Iesus” con il quale viene riformato e snellito il processo per la cause di nullità matrimoniali, rendendolo più accessibile e meno costoso. Perno della riforma è il ruolo del vescovo diocesano, al quale è chiesto di istituire un tribunale così da rispondere più facilmente alle richieste dei fedeli.



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