«Non cantare in Arabia Saudita»- Corriere.it


La lettera di Hatice Cengiz sul Washington Post: «Non esibirti per il regime che ha ucciso il mio amato Jamal»

Salire o non salire sul palco saudita di Gedda. Uno che di nome fa «Justin», giusto, non dovrebbe avere dubbi. Per di più dopo che ha intitolato il suo ultimo album «Justice», giustizia. «Ci sono molte ingiustizie nel mondo, da sempre, e volevo fare la mia piccola parte in questo dibattito» aveva detto Justin Bieber presentando il nuovo disco a marzo. Da idolo delle ragazzine ad artista impegnato. Un’occasione per affermare questo cambiamento è l’accorato appello a lui rivolto dalla 39enne Hatice Cengiz,
la donna che il 2 ottobre 2018 aveva accompagnato il futuro sposo, Jamal Kashoggi, al consolato saudita a Istanbul, per ritirare alcune carte utili per il matrimonio.

Ma, mentre lei lo aspettava fuori in auto il giornalista dissidente, saudita naturalizzato americano, veniva ucciso e smembrato all’interno della sede diplomatica. Detto con le sue parole, nella lettera-appello scritta a Bieber e pubblicata sabato scorso sul Washington Post

, il quotidiano su cui scriveva il suo promesso sposo: «Poco più di tre anni fa, il mio fidanzato è entrato nel consolato saudita a Istanbul pensando di ritirare alcuni documenti necessari per il nostro matrimonio. Invece, è stato assassinato su ordine del principe saudita Mohammed bin Salman. Da allora, molte organizzazioni e individui per la difesa dei diritti umani, me compresa, chiedono giustizia. Per questo motivo ti chiedo di annullare la tua esibizione. Questa è un’opportunità unica per inviare un messaggio potente al mondo che il tuo nome e il tuo talento non saranno usati per ripristinare la reputazione di un regime che uccide i suoi oppositori».

In questi tre anni Cengiz da ricercatrice in studi mediorientali che era si è trasformata in una attivissima paladina dei diritti umani. La si vede in The Dissident, nel documentario sull’omicidio di Kashoggi uscito a dicembre del 2020. L’anno prima si era rivolta ai parlamentari italiani, alla Juventus e alla Lazio, per chiedere di non giocare la partita di Supercoppa a Riad. Il calcio italiano si era tenuto allora lontano dalle polemiche.

Nel frattempo l’amministrazione Biden ha pubblicato il report della Cia in cui si evidenzia che l’uccisione del giornalista fu approvata dal principe saudita. La richiesta si fa più pressante: «So che ti dedichi ai tuoi fan e stai andando in Arabia Saudita per loro. Tuttavia, ci sono centinaia di sauditi, di tutte le età, origini e credenze religiose, che marciscono in prigione, puniti per aver espresso la loro opposizione alla spietata dittatura saudita del principe. Non cantare per gli assassini del mio amato Jamal. Per favore, parla e condanna il suo assassino, Mohammed bin Salman. La tua voce sarà ascoltata da milioni di persone». Parole forti e poi silenzio (fino a ieri). Mancano 12 giorni al concerto.

22 novembre 2021 (modifica il 22 novembre 2021 | 23:44)



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