Il 2,2% del Pil dell’Italia per assistere anziani e disabili, la metà della Germania (4,5%)


L’Italia destina all’assistenza di anziani e disabili il 2,2% del prodotto interno lordo, contro il 3,5% dei paesi Ocse più sviluppati e molto meno di Germania (4,5%), Gran Bretagna (4,3%) e Francia (4,1%). È quanto mette in evidenza il rapporto “Anziani e disabili: un nuovo modello di assistenza”, realizzato dalla Fondazione per la sussidiarietà (Fps), in collaborazione con Cesc – Università degli studi di Bergamo, Crisp – Università degli studi di Milano, Politecnico di Milano e Università degli studi di Parma e con la partecipazione di Fondazione Don Gnocchi e Fondazione Sacra Famiglia.

Ruolo di primo piano per il non profit, cresce il privato

L’indagine, presentata oggi, martedì 23 novembre a Roma, pone l’accento sul ruolo di primo piano ricoperto dal non profit che copre metà dell’offerta di posti letto per anziani e disabili (49%), rispetto al 42% di 10 anni fa. Cresce anche il privato, ora al 26%, mentre il settore pubblico è sceso dal 30% al 25%.

Un’Italia con i capelli bianchi

Con 13,8 milioni di anziani, l’Italia ha uno dei livelli più elevati al mondo di popolazione con oltre 65 anni, circa il 23% (20% nell’Unione europea). Una quota destinata a salire in futuro, prevede il Rapporto FPS. I disabili con gravi limitazioni nelle attività abituali sono circa 3 milioni e 100 mila, il 5,2% della popolazione.

Il confronto sulla spesa con gli altri paesi europei

La spesa per il “long term care” (Ltc) è in Italia circa lo 0,7% del prodotto interno lordo, la metà rispetto ai paesi Ocse (1,5%), e molto inferiore rispetto ai maggiori partner europei, come Francia (2,4%), Gran Bretagna (2,4%) e Germania (2,2%).Gli interventi per il supporto ai disabili rappresentano circa l’1,8% del prodotto interno lordo della penisola, contro la media del 2,0% nell’Ocse. In questo caso siamo in linea con Francia (1,7%) e Gran Bretagna (1,9%), ma lontani dalla Germania (2,3%).

Occorre un Servizio nazionale per la non autosufficienza

La ricerca segnala la necessità di istituire un Servizio nazionale per la non autosufficienza che superi l’attuale frammentazione degli interventi. Un sistema integrato, con un fondo nazionale e un unico canale di accesso. Un sistema da ripensare, dunque.
Questo scenario, viene messo in evidenza dall’indagine, pone sfide cruciali che richiedono maggiori risorse e una riorganizzazione delle attività. Il sistema va ripensato mettendo in rete i servizi, valorizzando il ruolo dei medici di base e del volontariato. Bisogna rafforzare l’assistenza domiciliare e nel contempo rendere le residenze (Rsa) luoghi più accoglienti. Occorrono strutture a bassa intensità di cura, ma anche ad alta intensità. È necessario integrare i servizi territoriali con l’assistenza sanitaria e superare la loro frammentarietà e standardizzazione. Osservando l’offerta – rileva il rapporto FPS – bisogna superare i pregiudizi sulla natura degli enti (pubblico / privato / non profit) per concentrarsi invece sulla valutazione di qualità, efficacia ed efficienza del servizio. Va perciò coinvolto chi opera sul campo e offre un contributo essenziale nel ridisegnare i modelli di cura.



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