Dalle città d’arte alla montagna si stimano 2,5 milioni di disdette per Natale


Gli operatori e le associazioni sono già in allarme. L’aumento dei contagi in Italia ha già prodotto degli effetti sul turismo, tra meno pernottamenti e disdette nelle strutture ricettive, alberghi ma non solo. Una tendenza che, stando ad alcuni associazioni consultate, si manifesta nonostante il numero dei contagi in Italia sia lontano da quello registrato in altri paesi europei: dall’Austria alla Germania, all’Europa dell’Est. Si teme per le vacanze in montagna, dall’attività dei rifugi alle malghe fino agli agriturismi, già duramente colpiti dalle limitazioni di Natale e Capodanno dello scorso anno.

Comparto travolto dalla pandemia Covid

Il turismo è stato tra i settori che più hanno risentito delle conseguenze economiche della pandemia, con un forte calo del fatturato e della redditività. Secondo una nota di Bankitalia (“Il settore turistico e la pandemia di Covid-19”), fatturato delle società di capitali operanti nei comparti dell’alloggio, della ristorazione e dell’intrattenimento si sarebbe contratto del 40% nel 2020, circa quattro volte la riduzione registrata per la media delle imprese (11%). Dopo un periodo caratterizzato dall’introduzione del Green pass, e da una ripresa degli arrivi, con una boccata di ossigeno ora il quadro potrebbe nuovamente cambiare.

Confesercenti: con la ripresa dei contagi un milione di pernottamenti in meno

Secondo Confesercenti potrebbero essere circa un milione i pernottamenti in meno nelle strutture ricettive italiane a causa dell’aumento dei contagi da Covid in Europa e in Italia. «L’impennata dei contagi effettivamente fa molto male» conferma il presidente di Assoturismo Confesercenti Vittorio Messina. «Non siamo ancora usciti dall’emergenza Covid. Il turismo di prossimità prenota quasi a ridosso della vacanza. Ora l’impennata dei contagi colpisce tutte le tipologie di turismo, non solo le città d’arte che avevano visto poche presenze quest’estate e un pieno in occasione del Ponte dell’Immacolata, ma anche il turismo di montagna, che conta su uno zoccolo duro di affezionati. Non è il turismo di assembramento delle città d’arte: anche qui monitoriamo disdette». Il problema, secondo Messina, è più “di scenario”: «Non è che ci siano state tante prenotazioni: noi le aspettavamo, ma non ci sono state, dunque più che le disdette, il problema è alla base: a colpirci sono le mancate prenotazioni».

Confturismo-Confcommercio: disdette a quota 2,5 milioni

Da un’indagine sulla propensione a viaggiare degli italiani effettuata da Confturismo-Confcommercio, in collaborazione con SWG, condotta tra il 15 e il 19 novembre, è emerso che se appena un mese fa il numero di partenze degli italiani per le festività di fine anno erano stimate in 35 milioni (dieci per il “ponte” dell’Immacolata, 12 per Natale e 13 per Capodanno), le disdette sono già a quota 2,5 milioni. A influire sulla scelta di molti di cambiare programma e di non partire più sarebbero state, secondo il report, le informazioni sull’andamento della diffusione del Coronavirus: avrebbero generato una sorta di “effetto freezer” sulla stagione invernale, proprio quella che avrebbe dovuto archiviare definitivamente la crisi e che invece, a questo punto e con questi numeri, si preannuncia ancora molto incerta. Sono 8,5 milioni gli intervistati che hanno spiegato di avere cambiato la meta della vacanza scegliendone una più vicina o che ne hanno ridotto i giorni. Resiste in ogni caso uno “zoccolo duro” del 35,5% – più di dodici milioni – costituito da quanti non cambiano idea per nessuno dei periodi di vacanza programmati e dichiarano che partiranno comunque. Si tratta però, nella metà dei casi, di vacanze presso familiari o amici, il cui impatto di spesa in servizi turistici veri e propri è ridotto rispetto alla media.

Turismo organizzato, serve risposta situazione grave

La ripresa dei contagi ha effetti negativi su tutto il comparto del turismo organizzato. «La strategia dei pochi corridoi turistici Covid-free aperti non è certamente sufficiente a risollevare un settore che, solo nel 2021, ha perso 11 miliardi su 13 – mettono in evidenza in una nota le associazioni Fto – Federazione Turismo Organizzato di Confcommercio, Aidit Federturismo Confindustria, Astoi Confindustria Viaggi, Assoviaggi Confesercenti, Fiavet Confcommercio e Maavi Conflavoro -. Il settore del turismo organizzato continua a versare in condizioni estremamente difficili e riteniamo che il governo debba rapidamente modificare approccio, garantendo più aperture sulle mete extra Ue in sicurezza, grazie a protocolli efficaci e privi di inutili rigidità. Altrimenti si favorisce soltanto l’illegalità e si fa il gioco di chi aggira le regole».



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