Covid Austria, l’apprezzamento dei vescovi per gli operatori sanitari


Grati per lo sfinente lavoro di medici, infermieri e cappellani ospedalieri nel difficile contesto della pandemia, i vescovi austriaci chiedono di stare accanto ai professionisti attivi nel campo sanitario con conforto e preghiera

Roberta Barbi – Città del Vaticano

Un maggiore apprezzamento verso gli operatori sanitari e un occhio di riguardo verso la loro stanchezza a ormai quasi due anni dall’inizio della pandemia da coronavirus. È questa l’esortazione che fa ai fedeli monsignor Franz Lackner, arcivescovo di Salisburgo e presidente della Conferenza episcopale austriaca dal sito dell’Episcopato, in un momento particolarmente drammatico per l’Austria che è tornata a registrare oltre diecimila contagi nelle ultime 24 ore, fatto che ha spinto il Parlamento ad estendere il lockdown a dieci giorni sperando così di contenere il contagio in vista del Natale.

Un servizio insuperabile e sempre disinteressato

Il presidente dei vescovi, preoccupato per le conseguenze che la “stanchezza” dovuta alla situazione pandemica in corso potrebbe avere sul servizio di medici, infermieri e impiegati nelle case, negli ospizi e nei servizi di assistenza, ha chiesto una maggiore valorizzazione delle professioni sanitarie e assistenziali. “Soprattutto in questi giorni è necessario essere infinitamente grati per il prezioso, disinteressato e allo stesso tempo difficile servizio dei medici, del personale infermieristico, dei nostri cappellani ospedalieri così come di tutti i dipendenti degli ospedali, delle case di riposo, degli ospizi e del servizio infermieristico mobile. Quello che stanno facendo in questo momento non può essere superato”.

Dimostrare gratitudine e apprezzamento è importante

L’arcivescovo ha citato come motivo della sua dichiarazione la preoccupazione per il percepibile “superlavoro di coloro che si occupano della nostra salute”. “All’inizio della pandemia nel 2020, c’erano molti applausi e apprezzamento verso quanti operavano in questi servizi, che venivano considerati eroi – ha detto – nel frattempo, però, la situazione è cambiata notevolmente: siamo diventati stanchi, esauriti da ormai quasi due anni di pandemia; ci siamo chiusi anche in termini di riconoscimento e apprezzamento verso il nostro vicino”.

Bastano piccoli gesti: un sorriso e una preghiera

 Allo stesso tempo, il presidente della Conferenza episcopale ha anche invitato a pensare e pregare per “coloro i cui parenti e amici sono malati, che non possono sedere accanto ai loro cari”. “Piccoli gesti possono fare grandi cose – ha sottolineato il presule lanciando un appello – mettiamo in pratica i mezzi che abbiamo a nostra disposizione, che sia una telefonata, una buona parola, un sorriso, una preghiera”. “Anche se l’Avvento di quest’anno, iniziato domenica, era stato probabilmente immaginato diversamente, questo tempo ci invita a fare come Dio e a diventare veramente umani”, ha concluso.



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