Corte Costituzionale, il parere sul suicidio assistito: le quattro condizioni- Corriere.it


di Ferruccio Pinotti

In mancanza di una legge organica, a lungo sollecitata dalla Corte Costituzionale, la Suprema istanza ha fissato le condizioni alle quali la pratica s ritenuta ammissibile

La vicenda del suicidio assistito concesso dall’azienda ospedaliera delle Marche a un paziente marchigiano di 43 anni diventato tetraplegico dopo un grave incidente una possibilit aperta dalla Consulta con la sentenza del 2019 sul caso di Dj Fabo. Vediamo allora di capire le condizioni poste dalla Suprema Corte e i termini del dibattito.

COSA IL SUICIDIO ASSISTITO

Il suicidio assistito l’aiuto medico e amministrativo portato a un soggetto che ha deciso di morire tramite suicidio. Differisce dall’eutanasia per il fatto che l’atto finale di togliersi la vita, somministrandosi le sostanze necessarie in modo autonomo e volontario, compiuto interamente dal soggetto stesso e non da soggetti terzi, che si occupano di assistere la persona per gli altri aspetti: ricovero, preparazione delle sostanze e gestione tecnica/legale post mortem.

I PAESI IN CUI LEGALE

Legale per sentenza, ma non legiferato o regolamentato, il tema oggetto di forte dibattito in Italia e all’estero, sia per questioni di natura religiosa sia per questioni di natura etica. In alcune nazioni, tra le quali il Belgio, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Svizzera e – negli Usa – gli stati dell’Oregon,Washington, Montana e California e per il Sudamerica in Colombia, il suicidio assistito permesso a patto del rispetto di condizioni che variano da ordinamento a ordinamento. Per esempio in Svizzera la persona che vuole accedere al suicidio assistito deve trovarsi in condizioni di sofferenza inguaribile, essere adeguatamente informata sulle alternative, capace di intendere e di volere, ed tassativamente vietata l’assistenza fornita con motivi di lucro o egoistici

LA SENTENZA DEL 2019

Il suicidio assistito entra nell’ordinamento italiano con una sentenza della Corte Costituzionale del 25 settembre 2019. Non con una legge del Parlamento, ma con una sentenza della Consulta. La Corte – si leggeva in un comunicato diffuso all’epoca – ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

LE QUATTRO CONDIZIONI

Ricapitolando, la Corte ha stabilito che pu avere il via libera per il suicidio medicalmente assistito il paziente che:
1) tenuto in vita da trattamento di sostegno vitali;
2) affetto da una patologia irreversibile;
3) ha una patologia che fonte di sofferenze intollerabili;
4) pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

LE INDICAZIONI

Nella sostanza, si tratta di quanto gi anticipato un anno prima nell’ordinanza 207, quando aveva dato mandato al Parlamento di modificare l’attuale quadro normativo, che punisce sempre e comunque non solo chi istiga, ma anche chi collabora al suicidio di una persona. In qualunque stato quest’ultima si trovi. Coerentemente poi con la stessa pronuncia, la Corte subordina la possibilit di ricorrere al suicidio assistito a 4 precondizioni:
1. al rispetto delle modalit previste sul consenso informato sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua;
2. .alla verifica delle condizioni richieste;
3. che alla verifica delle modalit di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale;
4. al parere del comitato etico territorialmente competente.
Queste ultime condizioni, precisa la Consulta, si sono rese necessarie per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come gi sottolineato nell’ordinanza 207 del 2018.

L’INTERVENTO DEL LEGISLATORE
E IL PARERE DELLA CEI

Pur ormai con questi vincoli, la Corte continua ad auspicare un indispensabile intervento del legislatore. Forte stato all’epoca lo sconcerto della Conferenza episcopale italiana: Si pu e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volont di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia. I Vescovi italiani gi nel 2019 si sono ritrovati unanimi nel rilanciare le parole di Papa Francesco. In questa luce hanno espresso il loro sconcerto e la loro distanza da quanto comunicato dalla Corte Costituzionale. La preoccupazione maggiore relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che pu derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignit. I Vescovi confermano e rilanciano l’impegno di prossimit e di accompagnamento della Chiesa nei confronti di tutti i malati. E hanno chiesto che un passaggio parlamentare riconosca tali valori, anche tutelando gli operatori sanitari con la libert di scelta.

23 novembre 2021 (modifica il 23 novembre 2021 | 13:57)



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