«Controlli Green pass anche sui mezzi pubblici. Test rapidi attendibili solo al 60%»- Corriere.it


di Margherita De Bac

L’immunologo: «È il momento di stringere le misure. Ma i dati parlano chiaro, la via italiana ha funzionato»

«La notizia è che i presidenti di Regione, di destra e sinistra, abbiano compreso tutti che adesso più che mai c’è bisogno di unità e di strategie forti», applaude alle esternazioni di tanti governatori
Sergio Abrignani, immunologo dell’Università Statale di Milano, componente del Comitato tecnico-scientifico

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È un segnale importante?

«Importantissimo. Significa che i dati parlano chiaro. Chi governa comprende che è il momento di stringere e di muoversi uniti per il Paese. La pandemia sta marciando ma potremmo dare ancora una volta l’esempio al resto d’Europa che forse ha commesso troppi errori di sottovalutazione».

Stringere come?

«Con una decisa campagna per le terze dosi e con l’introduzione di un passaporto verde più rigido per i non vaccinati».

Le politiche vaccinali sono spesso state divisive. Invece sembra che la ripresa del Covid abbia messo d’accordo tutti…

«Così sembra ed è un gran successo. La correlazione inversa tra vaccinazione e numero di forme severe di Covid non sfugge. L’Italia ha un’alta percentuale di immunizzati, circa l’84% sopra i 12 anni, e i Paesi con percentuali piu basse hanno introdotto o stanno per introdurre nuovi lockdown».

Sostiene che questa volta c’è da dire bravi ai politici?

«La strada da percorrere è questa. Sappiamo che un terzo dei vaccinati e dei guariti possono riprendere l’infezione pur andando incontro a forme perlopiù lievi di malattia. Dobbiamo quindi contenere la diffusione dell’infezione e proteggere il più possibile chi è vaccinato o è recentemente guarito dalla malattia, evitando che abbiano contatti con chi non lo è».


La via italiana al green pass è stata
aspramente criticata

nelle prime fasi di applicazione. E invece?


«Ora c’è poco da criticare. Se possiamo permetterci ancora il lusso di condurre una vita sociale senza troppi vincoli e se l’economia ha ripreso quota non è per fortuna ma per l’estesa campagna di vaccinazione portata avanti dalla struttura del generale Figliuolo negli ultimi otto mesi. Siamo di nuovo liberi di vivere normalmente. Nessuno desidera tornare alle chiusure arancioni o rosse, per stare dietro ai deliri di pochi no-vax che straparlano di Resistenza e osano paragonarsi ai perseguitati dal nazismo».

I tempi della terza dose passano da 6 a 5 mesi dall’ultima inoculazione. Che significato ha l’anticipo?

«Ha senso se si vuole anticipare il calo della protezione del vaccino di cui abbiamo ora evidenza anche in Italia a partire dai sei mesi. Il richiamo a 6 mesi avrebbe ugualmente efficacia a livello di protezione dalla malattia severa ma in una fase di espansione pandemica come questa è meglio mitigare il rischio d’infettarsi. Con la variante Delta il virus si diffonde molto facilmente e velocemente».

La terza dose con Pfizer-BioNTech o Moderna può accompagnarsi a effetti collaterali?

«Sì, il fatto di aver già ricevuto due dosi non esclude che il richiamo possa dare, nella minoranza dei vaccinati, qualche fastidio leggero. Parliamo di febbriciattola, doloretti muscolari e stanchezza già sperimentati da alcuni di noi con il primo ciclo».

Che ne pensa del super green pass per accedere ad una rosa più ampia di servizi, esempio autobus e treni a breve percorrenza: i controlli non sarebbero praticamente impossibili?

«Il controllo esteso su tutti i mezzi pubblici locali è impossibile, ma quelli a campione sono ugualmente un deterrente per chi viola le regole, come per il possesso del biglietto. In questa fase, sono a favore di tutto ciò che possa mitigare il rischio di diffusione dell’infezione».

Spettatori accalcati allo stadio, contagi tra i calciatori. Serve una stretta?

«Secondo me no. Basterebbe rispettare le regole, quindi distanziamento, mascherina e igiene delle mani. Sono situazioni a rischio. L’urlo favorisce la diffusione del virus, però siamo all’aperto».

Abolirebbe la possibilità di ottenere il green pass col solo test antigenico rapido negativo?

«Sappiamo che è meno sensibile di quello molecolare: il 60-65% della sensibilità contro il 99%. Significa che un terzo degli infetti non vengono intercettati. I dati li conosciamo bene».

In arrivo il vaccino della Novavax. Cosa aggiunge?

«Il vaccino è costruito alla vecchia maniera, come quelli contro epatite B e meningococco B. Forse è una tecnologia più rassicurante per chi, erroneamente, ha paura dell’Rna messaggero (Pfizer e Moderna) che invece veicola l’informazione genetica per far fare alle cellule del vaccinato l’antigene spike che verrà riconosciuto dal sistema immunitario».

22 novembre 2021 (modifica il 22 novembre 2021 | 21:59)



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