Sperotto suona la carica: “Fermana seconda casa, la concorrenza mi stimola, sarà dura fermare Neglia”


SERIE C – A quattro giorni dalla sfida contro la capolista Reggiana (fischio d’inizio al Mapei Stadium fissato per domenica alle ore 14.30) il terzino nato a Biella, alla sua quinta stagione in gialloblù, avverte: “Sarà una partita complicata ma andremo a Reggio Emilia per fare del nostro meglio”

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di Leonardo Nevischi

FERMO – Come dice un vecchio adagio “bisogna toccare il fondo per potersi dare meglio lo slancio per risalire”. È il caso della Fermana che dopo la quinta giornata aveva un solo punto e toccava il punto più basso dei suoi cinque anni di Serie C ed ora, invece, seppur in quintultima posizione è solo a due lunghezze dai playoff. Una scalata niente male frutto del trend casalingo innescato dall’arrivo di mister Giancarlo Riolfo che tra le mura del Recchioni ha ottenuto quattro vittorie (l’ultima domenica con il netto 3-0 rifilato all’Imolese), due pareggi e nessun k.o.

Un ruolino da big che però stride fortemente con quello in esterna, dove la Fermana dal 25 ottobre 2020 (vittoria, guarda caso, ad Imola) ad oggi è riuscita a portare a casa i tre punti solo nel derby del “Del Conero” contro l’Ancona Matelica. Ed a tal proposito domenica sarà la volta della capolista Reggiana (fischio d’inizio fissato alle ore 14.30). “Sicuramente sarà complicato invertire il trend al Mapei Stadiun in casa della capolista perché è una squadra completa in ogni reparto, ma noi andremo comunque andremo a Reggio Emilia per mettere in campo il massimo delle nostre potenzialità” – ha confessato Nicolò Sperotto, terzino classe 1992 che con la maglia della Reggiana nel 2011 ha mosso i suoi primi passi da professionista.

 

In campo al Mapei ci sarà un altro ex illustre: Samuele Neglia. Come lo limiterete?

“Se giocherà dovremo avere un occhio di riguardo nei confronti di Samuele. Sarà dura fermarlo ma faremo di tutto per limitare la sua tecnica e la sua intelligenza calcistica. Noi lo conosciamo ed è un vantaggio, ma comunque anche lui conosce i nostri punti deboli e quindi sarà una bella sfida”.

Vi siete già scambiati qualche messaggio in questi giorni o vi rivedrete direttamente domenica?

“No, ci rivedremo direttamente domenica e ci saluteremo in campo. Ha lasciato un bel ricordo qui”.

Domenica è tornato titolare dopo che negli ultimi mesi un dolore al piede lo aveva condizionato. Ora come sta?

“Diciamo che mi ha condizionato parecchio perché prima di molte partite ho dovuto fare delle infiltrazioni. Nel periodo in cui avevo quel forte dolore dovevo gestirmi durante la settimana perché non riuscivo ad allenarmi tutti i giorni: avevo un programma differenziato in piscina per mantenere un livello di preparazione atletica discreta. Devo dire che con il fisioterapista Walter Costi ci siamo riusciti. Ora sto bene ed il dolore è quasi completamente svanito”.

In stagione ha dimostrato grande duttilità ricoprendo vari ruoli: il centrale e il terzino in una difesa a 4, il braccetto di sinistra in quella a 3 e l’esterno in un centrocampo a 5. Dove si è trovato meglio? 

“Domenica con l’Imolese da braccino della difesa a tre mi sono trovato bene e penso di aver interpretato una buona gara. Io cerco di adattarmi a qualsiasi posizione in cui il mister intende impiegarmi. Sono tutti ruoli diversi tra loro: diciamo che fare il terzino è più ruolo fisico e di corsa, mentre fare il centrale richiede maggiore concentrazione sia a livello tattico sia mentale. Dico la verità, mi piace giocare in qualsiasi ruolo della difesa, non mi fa differenza”.

In virtù della prova positiva di domenica, contro la Reggiana si aspetta di essere titolare nonostante il ritorno dalla squalifica di Scrosta?

“La concorrenza per me è sempre stata uno stimolo e non mi ha mai spaventato, anzi mi spinge continuamente a dare sempre il meglio. Domenica non mi aspetto di riprendermi la maglia da titolare, sarà il mister a decidere in base a quello che vedrà in settimana. Sarà comunque una partita complicata, con il mister dovremo lavorare bene per prepararla nei minimi dettagli”.

Lei insieme ormai rappresenta uno dei veterani di questa Fermana: sente maggiori responsabilità nello spogliatoio?

“La Fermana per me è una seconda casa. Se devo sacrificarmi lo faccio volentieri anche perché il gruppo è molto affiatato e chiunque scende in campo fa la sua parte. A volte dobbiamo avere l’intelligenza di mettere da parte l’io per favorire il gruppo e quando si arriva a capire questo si ha la consapevolezza di essere maturati. Arriva il momento in cui ci si rende conto che si deve lavorare per il bene della squadra, nonostante sia normale che tutti vogliono giocare”.

 

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