Open day, un giorno per l’arte al Palazzo dei Priori


FERMO – Appuntamento con le bellezze storiche ed artistiche contenute nell’affascinante e suggestiva struttura cittadina per l’intera giornata di domenica prossima, 28 novembre. Ingresso gratuito per i residenti. “Invito, anche in questa occasione, la cittadinanza ad esserci, perché tutti siano guida e promoter turistici della nostra città con parenti amici, conoscenti, colleghi”, le parole del sindaco Calcinaro

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Un giorno per tornare a fare un viaggio nella bellezza.

Un viaggio per tornare ad inebriarsi fra dipinti, sculture, opere lignee, quadri, arazzi, mostre (come quella su Dante nella Sala Boscoli prima di entrare alla Sala del Mappamondo).

E’ l’opportunità che viene offerta dall’amministrazione comunale, assessorato alla cultura con l’Open Day a Palazzo dei Priori per domenica 28 novembre 2021 (dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00), ingresso gratuito per i residenti, che darà così modo di ammirare la Pinacoteca, appena riaperta ieri dopo i lavori post sisma, la Sala del Mappamondo, la Sala degli Stemmi, il Gabinetto del Sindaco, la Sala dei Ritratti.

Un emozionante tour nel cuore della città, a Palazzo dei Priori, per ritrovare, come detto ieri nel corso della riapertura della Pinacoteca (foto allegate), la città e la sua storia, con la sua arte e suoi tesori culturali

“Invito anche in occasione di questo Open Day la cittadinanza ad esserci, a venire, a rivedere le nostre bellezze perché tutti siano guida e promoter turistici della nostra città con parenti amici, conoscenti, colleghi”, le parole del sindaco Paolo Calcinaro che ieri ha anche sottolineato l’importanza del recupero e della riapertura della Pinacoteca, tassello che si somma per la fruizione di Palazzo dei Priori dopo i lavori conseguenti il terremoto del 2016 e che ha visto l’amministrazione intervenire, come ha ricordato il primo cittadino in varie fasi, con le riaperture graduali sia della Sala del Mappamondo nel 2019 che della Sala dei Ritratti e del piano nobile del Palazzo nel 2019. Sindaco che, nel ricordare anche di poter completare la fruibilità del palazzo con i lavori per realizzare la climatizzazione per le opere di Jacobello Del Fiore, ha ringraziato la Soprintendenza nella persona del nuovo soprintendente Marche Sud, dottor Pierluigi Moriconi, assente per un impegno sopraggiunto e rappresentato ieri dal dott. Tommaso Castaldi che ha evidenziato la bellezza del patrimonio culturale di Fermo da valorizzare sempre più.

“Uno scrigno che riapre i suoi tesori, questo è Palazzo dei Priori, cui si somma la Pinacoteca riaperta – ha detto l’assessore alle politiche culturali Micol Lanzidei – è per l’amministrazione comunale un momento emozionante poter ridare slancio con segni che arrivano dalla cultura e dall’arte e quindi rinnoviamo l’invito ad approfittare di questa occasione con l’Open Day per…uscire a riveder le stelle, parafrasando il sommo poeta”. Assessore che ieri ha ricordato anche quanto è stato fatto in questi anni sia per migliorare l’accessibilità ai luoghi della cultura, al biglietto unico, alle 17 mila presenze da maggio a settembre e alla voglia assoluta da parte dei visitatori in questi mesi di poter entrare in contatto personalmente ed in presenza con le opere d’arte, nonostante i tanti strumenti tecnologici e digitali su cui comunque l’assessorato lavorerà per fornire maggiori informazioni sulle bellezze culturali cittadine anche mettendo a disposizione a breve un nuovo portale web sui musei. Info per Open Day: tel. 0734. 217140 – museidifermo@comune.fermo.it – ingresso con green pass.

Polo museale di Palazzo dei Priori. Costruito alla fine del Trecento dall’unione di due precedenti edifici (il palazzo di Rinaldo di Giorgio e la chiesa di San Martino), dal 1396 fu sede del Collegio dei Priori. L’attuale facciata si deve ad un rimaneggiamento della fine del ‘500 quando fu collocata, al centro della doppia scalinata, la statua di Papa Sisto V realizzata da Accursio Baldi. Oggi è la sede del polo museale della città. Al suo interno la Sala del Mappamondo, prima sala della pubblica libreria, voluta nel 1688 dal Cardinale Decio Azzolino il Giovane e la Sala dei Ritratti, antica sede del Teatro cittadino. Il Palazzo ospita anche, tra le sale di rappresentanza, la Sala del Consiglio comunale detta “dell’Aquila” e il Gabinetto del Sindaco.

Le sezioni della Pinacoteca Civica. La Pinacoteca Civica di Fermo e la Sala del Rinascimento. La Sala del Rinascimento espone due opere dei più noti maestri della pittura locale tra Quattrocento e Cinquecento: Vittore Crivelli (Venezia, c. 1430/35 – Fermo? 1501/1502), fratello del più famoso Carlo, giunge nelle Marche intorno al 1480 fissando la propria dimora proprio a Fermo. La tela che raffigura la Crocefissione, entrata nella collezione civica dopo il 1980, era probabilmente uno stendardo processionale e proviene dalla chiesa di San Pietro di Rocca Montevarmine, vicino Fermo.
Vincenzo Pagani (Monterubbiano, 1490-1567) dipinge la Crocifissione nel 1553 per il Collegio dei Notai di Fermo. Nel corso dell’ultimo restauro si sono scoperti due cartoni preparatori riutilizzati dallo stesso artista a supporto della sottile tela, unici esemplari grafici noti della sua bottega.

In questa sala e in quella attigua è esposto un ciclo di affreschi strappati dalla chiesa di Santa Maria dell’Umiltà di Fermo, dove tra il 1601 e il 1602 il pittore fiorentino Andrea Boscoli (Firenze, 1564 – Roma, 1608) ha operato con intelligenza e disinvoltura, tra manierismo ed età moderna, dipingendo le storie della Vergine attenendosi agli episodi tratti dai Vangeli apocrifi e dalla Legenda Aurea, contrariamente ai dettami del Concilio di Trento. Il percorso include la nota Sala del Mappamondo che contiene il più antico fondo della Biblioteca Comunale, nella quale è ospitato il globo terracqueo eseguito nel 1713 dall’abate fabrianese Amanzio Moroncelli.

Sala di Storia Locale. Qui sono raccolti vari cimeli che attestano la storia civica di Fermo. La Veduta di fantasia dei monumenti sul Girfalco, olio su tela del XVIII secolo, ricrea con vivace inventiva le costruzioni sulla sommità del colle Sabulo dove oltre alla cattedrale vi era la splendida fortezza voluta da Francesco Sforza per la sua corte, distrutta dai fermani in seguito alla caduta del signore della città nel 1446. Tra i particolari presenti nel dipinto sulla sommità del mastio appare lo stemma della città raffigurante un’aquila imperiale su fondo rosso che richiama il bassorilievo in pietra policroma del XIV secolo. Un grande dipinto di Gaetano Palmaroli (Fermo,1800 – Madrid,1853) è dedicato al conte Buongiovanni Vinci, capo dei rivoltosi fermani, ritratto mentre consegna le chiavi della città al cardinale Scarampi patriarca di Aquileia, dopo la cacciata degli Sforza. Si tratta di un chiaro esempio di pittura di storia ottocentesca che in epoca romantica tendeva ad esaltare le gesta medievali e le origini delle città. Il cinquecentesco fantoccio ligneo, detto “Margutte” o “Marguttu”, usato come bersaglio nell’antica Giostra, rappresenta la tradizionale rievocazione storica fermana allestita ogni anno in occasione della festa dell’Assunta.

Sala degli Arazzi. Molto più preziosi e costosi di tele e affreschi, gli arazzi hanno goduto in passato di una grandissima fortuna, anche se l’Italia non eccelleva in questa arte particolarmente diffusa in Francia e nelle Fiandre. Non è un caso se l’arazzo più prezioso della collezione raffigura l’Annunciazione basandosi su un cartone preparato dall’artista fiammingo Giusto di Gand (1430 circa – 1480 circa). Proviene dalla chiesa della SS. Annunziata e fu intessuto tra il 1470 e il 1490 facendo ricorso a una raffinatissima lavorazione esaltata da una trama con fili in lamina oro. La preziosità del tessuto si riscontra inoltre nella creazione dei cosiddetti “cunei cromatici” ottenuti scalando matematicamente il numero delle trame per intensificare la gamma dei colori. Gli altri frammenti che fino al 1857 decoravano tre sale del palazzo sono anch’essi di manifattura fiamminga e potrebbero essere frutto di una donazione fatta alla Città dal cardinale Decio Azzolino.

Sala del Seicento. Qui è esposta l’opera più importante della pinacoteca, l’Adorazione dei pastori di Pieter Paul Rubens (Siegen, 1577 – Anversa, 1640), capolavoro giovanile realizzato al termine del suo soggiorno italiano. Riscoperta nella chiesa di San Filippo dallo storico dell’arte Roberto Longhi, ha avuto confermata l’attribuzione trent’anni dopo con il ritrovamento del carteggio relativo alla commissione. Ci vollero solo quattro mesi per realizzare la pala che fu inviata da Roma con precise indicazioni sul suo posizionamento. Dalla stessa chiesa proviene anche la Pentecoste di Giovanni Lanfranco (Parma, 1582 – Roma, 1647,) che rivela la capacità del pittore di conciliare il classicismo carraccesco con le novità barocche sviluppate sull’esempio di Correggio. La pittura emiliana e in particolare quella bolognese rappresenta un modello imprescindibile nel Seicento al cui fascino non è rimasta immune neanche Fermo: ne sono testimonianza altri dipinti esposti in sala, tra i quali la Santa Margherita di Benedetto e Cesare Gennari e repliche da Guercino.

 

Fotogallery

 

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