Scuola paritaria e Scuola statale, due facce della stessa moneta


Di Valentina Ercolino, Presidente della sezione della CONFAPI NAPOLI, Scuole Paritarie della Campania – Le origini dell’ Europa, ripercorrono tappe ed eventi storici, e con essi, “personaggi” che hanno contribuito a trasformare una semplice idea in una concreta realtà. L’unione dei 28 paesi europei, venutasi a creare, tra tante difficoltà e contraddizioni, ha comunque garantito un periodo di pace, che attualmente è messa alla prova da scelte politiche sbagliate e dal riemergere del sovranismo e del razzismo.

L’ Unione Europea è fatta di ponti e non di muri, di pace e non guerra, di uguaglianza ed inclusione sociale. Una terra di diritti, welfare, cultura e innovazione, in cui in molti crediamo. Ma esistono ancora eccessive disuguaglianze tra Stati, basti pensare ai temi della tecnologia, sicurezza, salute, ai diritti sociali, civili, umani e all’istruzione, ed è proprio su quest’ultimo aspetto che vorrei insistere, cercando ostinatamente di volere il meglio per i nostri figli, portando avanti un necessario processo di sviluppo, crescita, sostenibilità e di acquisizione di competenze per un progetto scolastico di rinnovamento della scuola in Italia in chiave sempre più europea.

La pandemia ha palesato notevoli criticità nell’ambito dell’istituzione scolastica, marcando numerose distanze, tra ricchi e poveri, tra diversamente abili e normodotati, differenze indotte da decreti legge e normative, da rivedere e rimodulare.

Ad una crisi corrisponde sempre un’opportunità, e dunque essa è una risorsa per cogliere i frutti generati dal cambiamento. Per ottenerne i benefici occorre però investire, programmando e capitalizzando i fondi del PNRR.

Una visione quantistica dell’insieme ci porta a percepire l’importanza della scuola e con essa dell’educazione, dove la differenza tra scuola statale e paritaria, si fonde in un unico assioma: la creazione di una rete virtuosa che possa dare ai nostri ragazzi e ragazze, possibilità e chance, in un’ offerta formativa adeguata ai tempi, al mercato del lavoro, al contesto sociale ed europeo, arrivando sempre più, ad acquisire una visione internazionale senza mai perdere l’impronta umanistica delle
origini culturali.

Difatti il D.L. del 25 maggio 2021, n. 73 ha introdotto misure urgenti, tra cui, per le scuole paritarie, di pubblicare sui propri siti internet informazioni dettagliate sull’organigramma, sui bilanci, sugli incarichi dei dipendenti con i relativi compensi, sulle assenze, ma anche sui beni immobili e sulla gestione del patrimonio: dati fruibili all’utenza che ci portano sempre più ad essere equiparati alle scuole statali.

Si chiede frattanto un impegno costante da parte delle scuole paritarie: quello di ottemperare al decreto legge in questione, per poter essere considerate istituzioni educative, trasparenti e tracciabili su singolo sito internet, istituzionale, senza avvalersi di temporanei servizi esterni, sponsorizzati da sigle di categoria, palliativo momentaneo che non esprime la serietà e la competitività dell’impresa.

Solo in questo modo gli utenti saranno messi nelle condizioni di valutare seriamente l’offerta educativa, la professionalità culturale e pedagogica del corpo docente, la competenza gestionale.
La scelta di una scuola rispetto l’altra, è squisitamente legata alla famiglia, famiglia che occorre rifletta bene sulla competenza, coerenza, competitività, flessibilità ed apertura dell’ organizzazione scolastica, tenendo sempre presente le doti ed il talento di ogni bambino e o ragazzo.

Se è giusto che l’impresa scolastica privata debba adeguarsi alla gestione propria della scuola statale, risulta però altrettanto improcrastinabile mettere alla pari le due realtà, e mi riferisco ai finanziamenti Europei e ai contributi statali erogati dal Miur che risultano non ancora adeguati e variano da Regione a Regione. La legge 62/2000 resta monca se non viene portato avanti l’iter attuativo: il quadro normativo è molto più ampio e sfaccettato, e solo con la sua realizzazione definitiva si potrà giungere ad una effettiva parità e alla vera scelta basata sulla libertà educativa che parte dalle famiglie, non dettata da una diversa condizione sociale ed economica, ma da una consapevole valutazione squisitamente personale.

Senza la possibilità di scelta non esiste libertà, ma solo una mera parvenza di alternative. La pandemia ci ha insegnato che nessuno è scollegato, e che la connessione e l’unità d’intenti sono l’unico modo per poterci salvare.



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