Zerocalcare, perchè la serie animata su Netflix è già cult


«Madonna regà ma come ve va de ingarellavve su sta cosa»: in appena tre ore questo tweet di Zerocalcare ha superato i dieci mila cuori (dopo tre giorni in tendenza sul social network). La sua serie animata Strappare lungo i bordi, attualmente titolo più visto su Netflix, ha infatti talmente diviso e infiammato gli animi che l’autore vorrebbe un po’ fare da paciere. Come a dire: «E fatevela una risata, che a piangere c’è sempre tempo».

Un meme tratto dalla rete

D’altronde, come ha scritto qualche giorno fa per annunciare la fine del progetto, «Lo so che ve stanno a fa una capoccia così ma se non je la fate più tenete presente che gli episodi durano 20 minuti scarsi quindi in un’ora e mezza ve la siete levata dar cazzo».

Sei puntate che – dati alla mano – sono state la maratona del weekend (non solo dei millennial). E tutti giù ad arrovellarsi sul perché e per come un cartone in romanaccio con qualche bestemmia e fiumi di parolacce abbia fatto centro. Qualcuno, a difesa della roccaforte della lingua padana, si è scagliato contro l’ennesimo fenomeno della Capitale, incapace di andare oltre il gergo e i riferimenti a San Basilio e alle cartine dei Parioli. A voler citare una delle scene ormai iconiche della serie, sarebbe da rispondere a tutti che è «annata così», la versione borgatara di «Let it go» di Frozen, ma senza ghiacci o pupazzi di neve parlanti.

Ma sarebbe troppo facile liquidare tutto con una scrollata di spalle perché la serie, in parte ricalcata sull’omonimo film con Pietro Castellitto, ha molto da dire e non è solo chiacchiere e citazioni. Per inciso, i riferimenti pop fanno venire le lacrime agli occhi, dalla caricatura del Dawson piangente nel teen drama con James Van Der Beek ai ragazzi sui banchi di scuola alla Capitano, mio capitano de L’attimo fuggente. Si passa dal fantasy con Harry Potter e Il trono di spade (che qui diventa Il divano di spade) all’attualità con le stragi di Falcone e Borsellino fino a tirare in ballo Hitler.

Ci sta dentro Dante e tira in ballo pure le ancelle di The Handmaid’s tale che, a detta del creatore, «je spicciano casa».

Bastano questi riferimenti a rendere la serie pop? Di certo sono un’ottima base culturale, mescolata a riferimenti temporali ben precisi per i boomer, da MSN al G8 di Genova. Sarà pur vero che la versione animata di Zerocalcare ha «un master in lagna social» (parole sue), ma è anche un graffiante ritratto delle gabbie politicamente corrette. Parla di patriarcato ma senza salire in cattedra, racconta la ludopatia online ma non fa lezioni di morale, tira in ballo la precarietà della scuola ma senza attaccare con le prediche o, come le chiama lui, «i pipponi».



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