Paolo Sorrentino e Toni Servillo: «Ecco perché siamo inseparabili»


Paolo Sorrentino e Toni Servillo non riescono proprio a stare separati. È stata la mano di Dio (dal 24 novembre nelle sale e dal 15 dicembre su Netflix) è il loro sesto film insieme. «Il collante che ci lega? Non ce lo domandiamo troppo, lascio che si rinnovi la sorpresa ogni volta che Paolo mi presenta una sceneggiatura», ci confessa l’attore napoletano. «Certo l’aver condiviso avventure come Le conseguenze dell’amore, Il divo e La grande bellezza ha fatto sì che nascesse una solidarietà, che è più della solidarietà, è un’amicizia e un affetto che sta stretto nella sola parola stima. Tutto questo lo considero una fortuna».

«Abbiamo una  dedizione al lavoro senza essere troppo seriosi», aggiunge il regista premio Oscar, «siamo abbastanza coraggiosi nell’affrontare e creare certi personaggi. E poi Toni è un attore che ha sempre nuove armi da mostrare: per me non sono finiti i ruoli che può interpretare. Spesso capita che gli attori siano uguali a sé stesi, con Toni non accade mai. Abbiamo fatto sei film insieme, magari ci sarà un settimo e un ottavo, spero».

Sorrentino a vent’anni da L’uomo in più (il lungometraggio d’esordio) firma È stata la mano di Dio, il film più personale della carriera, in cui parla della sua adolescenza (a interpretare Paolo è il bravissimo Filippo Scotti), della passione incondizionata verso Maradona («Il mio sogno era mostrargli questo film», confessa), dello shock dopo la perdita di entrambe i genitori (Toni Servillo e Teresa Saponangelo), della sua famiglia colorata, dell’amore per il cinema e dello sguardo di un ragazzo verso futuro.

«Ci sono tante ragioni per cui ho girato ora questo film», ci racconta il regista da un hotel di Napoli, «Era giunto il momento di fare qualcosa di diverso, sia dal punto di vista stilistico che tematico. E mi piaceva l’idea di regalarmi una specie di nuovo esordio e di trovare la spensieratezza e l’eccitazione tipica di chi fa il suo primo film. Benché questo mestiere sia bellissimo, è sempre in agguato la routine, e non è mai di giovamento a un regista».

Toni Servillo e Filippo Scotti (Foto Gianni Fiorito).

Gianni Fiorito

Toni Servillo ha avuto subito la sensazione che si trattasse di un racconto potente, anche quando l’amico Paolo gliene parlò anni fa. «Contiene un argomento affascinante come la perdita, la mancanza: un momento di passaggio in cui finisce un mondo felice e il mondo prende i contorni di un’avventura molto difficile che bisogna affrontare con coraggio, con le proprie gambe, immaginando che un futuro ci sia. Questo sentimento di solitudine è universale, tutti in qualche modo lo hanno provato nella vita».

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