Carly Paoli, il soprano che ha stregato i reali inglesi: «Il mio cuore resta salentino»


Ha la dolcezza di un cerbiatto e la grinta di una leonessa: Carly Paoli è quasi una creatura mitologica. Lo sa bene chi l’ha ascoltata cantare, come i tifosi allo stadio della partita di calcio Irlanda del Nord – Italia e i reali inglesi, all’evento più esclusivo della stagione londinese, la Royal Variety Performance alla Royal Albert Hall dello scorso 18 novembre. 

La 32enne soprano italo-britannica, raggiunta al telefono tra una prova e l’altra, non è nuova alle esibizioni blasonate: prima del Principe William e di Kate Middleton, si era già esibita alla presenza del principe Carlo. Durante la sua carriera ha diviso il palco con artisti del calibro di Andrea Bocelli e Jennifer Hudson e a novembre ha pubblicato il quarto album, Due anime. Intanto ha l’agenda pienissima di esibizioni e concerti, che la riporteranno presto – spera – anche nella Penisola, dove trascorrerà alcune tappe del tour prenatalizio. Nella terra dei suoi avi, il Salento, infatti, ha lasciato il cuore. 

In quale parte del mondo si trova adesso?
«Mi trovo a casa, nel nostro agriturismo a Wiltshire, a quindici minuti da Stonehenge, immersa nella natura e circondata da ogni genere di animali, pecore incluse. Non lavoro io le terre come contadina perché sono affittate, ma è un luogo splendido dove vivere, assieme alla famiglia di mio fratello e ai suoi due bimbi».

Come concluderà l’anno?
«Il mio dicembre sarà impegnativo come quello di Babbo Natale: ho un concerto tv da registrare, una canzone delle feste da incidere con Tony Hadley (insieme alla O2 Arena di Londra inaugureremmo il nuovo anno prima della mia tounèe da 29 date nelle cattedrali inglesi) e poi esibizioni di beneficienza».

Quanto le è pesato lo stop forzato in pandemia?
«Ho cercato di mantenermi attiva e infatti da quel periodo è nato il terzo album, pieno di duetti, anche se registrati separatamente, ciascuno a casa propria, e con l’orchestra da Praga. Mi è sembrato un sogno: dopo tanto tempo fermi, provavamo una voglia immensa di esprimere le emozioni».

L’ultimo impegno del 2021?
«Un piccolo tour in Puglia».

Perché la Puglia?
«Il mio nonno materno è di Spongano, in provincia di Legge e ho una casa sul lungomare di Santa Maria di Leuca, è il mio piccolo pezzo di paradiso. In queste date mi esibirò con l’Orchestra Magna Grecia in quattro tappe (Taranto, Matera, Lecce, Molfetta), ma poi torno in Inghilterra dai miei genitori per le feste, cuciniamo insieme, soprattutto i dolci, e il giorno di Natale lo trascorriamo in pigiama tutto il giorno».

Qual è la sua tradizione salentina preferita?
«Il rito della colazione al bar con il pasticciotto e il caffè locale, il Quarta, di cui faccio scorte e che porto anche in Inghilterra, così la casa è sempre invasa dal profumo leccese. Mi riporta alle feste di Natale trascorse con il nonno in Salento, quando festeggiavamo con la numerosissima famiglia al ristorante con pranzi infiniti. E poi tutti a ballare le danze tipiche. A me piace la musica latinoamericana e infatti da piccola ho preso lezioni e ho imparato anche la pizzica».

Com’è nata la passione del canto?
«Da bambina ogni scusa era buona per cantare. Uno dei miei primi ricordi risale a quando avevo quattro anni, mi trovavo con nonna sul bus a due piani per tornare al suo paese e ci siamo sedute nella parte superiore. Ho passato tutto il tragitto a cantare canzoni di Natale, ma quando è arrivata la nostra fermata tutti i presenti hanno raccolto dei soldini e me li hanno dati. È stato il mio primo concerto pagato».



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