Omicidio Regeni, si ferma subito il processo agli 007 egiziani


Battuta d’arresto alla prima udienza per il processo sul rapimento, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni. Dopo cinque ore di camera di consiglio, la terza Corte d’Assise di Roma ha deciso che gli atti sui quattro 007 egiziani, indagati per la morte del ricercatore friulano, devono tornare al gup.

La decisione è legata proprio all’assenza in aula degli imputati, ovvero il generale Sabir Tariq e i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. In pratica, non c’è la prova che siano a conoscenza del processo a loro caricoI giudici hanno così annullato l’atto con cui il gup – sostenendo che “la copertura mediatica capillare e straordinaria ha fatto assurgere la notizia della pendenza del processo a fatto notorio” – ne aveva disposto il rinvio a giudizio.

Si dovrà, quindi, ripartire dall’udienza preliminare. E il gup dovrà usare tutti gli strumenti, compresa una nuova rogatoria con l’Egitto, per rendere effettiva e non solo presunta la conoscenza agli imputati del procedimento a loro carico.

A parere della Corte “il decreto che disponeva il giudizio era stato notificato agli imputati comunque non presenti all’udienza preliminare mediante consegna di copia dell’atto ai difensori di ufficio nominati, sul presupposto che si fossero sottratti volontariamente alla conoscenza di atti del procedimento”.

“Prendiamo atto, con amarezza, della decisione della Corte, che premia la prepotenza egiziana”, ha commentato l’avvocato della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini. “È una battuta di arresto, ma non ci arrendiamo. Pretendiamo dalla nostra giustizia che chi ha torturato e ucciso Giulio non resti impunito”.





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