Obbligo di Green Pass, la mappa delle manifestazioni in Fvg


E’ arrivato il ‘venerdì nero’, quello dell’obbligo del Green Pass. L’introduzione del certificato verde sui luoghi di lavoro è già stata al centro di numerose manifestazioni che, nelle scorse settimane (l’ultima volta lunedì 11), hanno invaso la città di Trieste.

Proprio il porto del capoluogo regionale è diventato il simbolo della contestazione a livello nazionale. Ma il presidio che punta a bloccare il traffico dello scalo – si preannuncia la presenza di oltre 15mila persone, in arrivo da tutta la regione e non solo – non sarà l’unico appuntamento ‘no Green Pass’ in regione.

Servizi a singhiozzo

Tpl Fvg, insieme con APT Gorizia, ATAP Pordenone, Arriva Udine e Trieste Trasporti, fa sapere che, in conseguenza dell’entrata in vigore dell’obbligo di certificazione, non sarà possibile garantire la regolarità del servizio di trasporto pubblico locale e potranno verificarsi interruzioni, sospensioni, ritardi e mancate coincidenze.

La logistica, ma anche molti altri settori, pubblici e privati, compresi scuola e sanità, temono contraccolpi per lo sciopero a oltranza proclamato dalla Federazione italiana sindacati intercategoriali e dalla Confederazione sindacati autonomi federati italiani. Le due organizzazioni hanno annunciato una mobilitazione ininterrotta dalla mezzanotte di venerdì 15 alla mezzanotte del 20 ottobre. Un’astensione che la Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali ha bocciato, invitando le organizzazioni a revocarlo.

La proclamazione, infatti, non rispetta la norma sulla ‘rarefazione’ che impone la distanza di almeno 10 giorni da un altro sciopero generale, anche di altre organizzazioni. Inoltre, l’agitazione a oltranza – che durerebbe di fatti cinque giorni – vìola le disposizioni di settore.

“Lo sciopero non è stato convalidato dalla Commissione di Garanzia: quindi, è una manifestazione non autorizzata che impedisce l’accesso dei lavoratori al porto e blocca l’attività“, spiega il Prefetto di Trieste, Valerio Valenti. “Si configura, cioè, come interruzione di pubblico servizio ed è perseguibile. Per questo reato non è previsto l’arresto, ma una denuncia per gli organizzatori. Auspico non si verifichino incidenti. L’attenzione deve rimanere alta. Ci sarà una presenza adeguata, rafforzata delle forze dell’ordine”.

Cortei anche a Udine e a Sacile

Una manifestazione è prevista dalle 11 anche a Udine, con corteo da piazzale Chiavris fino a piazza della Libertà, mentre nel Friuli Occidentale il centro della contestazione sarà Sacile con un sit-in in programma nel primo pomeriggio, dalle 14.

Presidi e scioperi nelle aziende

“Garantire l’accessibilità ai tamponi di tutti i lavoratori, compresi quelli vaccinati, e senza costi a loro carico£. È la richiesta ribadita anche a livello regionale dalla Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil. “Le tensioni che si stanno manifestando dentro e fuori dai posti di lavoro sull’obbligo del Green Pass – dichiara il segretario regionale Maurizio Marcon – sono anche l’effetto di una sottovalutazione di alcune criticità che il sindacato aveva posto fin dal primo momento, spingendo per un approccio diverso, che puntasse da un lato sul rafforzamento dei protocolli di sicurezza, dall’altro su una maggiore gradualità che tenesse conto dei livelli di rischio settore per settore, desse modo a imprese e sindacati di trovare intese relative alla questione del costo dei test ed evitasse la saturazione della capacità di testing del sistema. Per questo confidiamo che si possano trovare dei correttivi, a partire dall’impianto dal decreto, ma anche individuando accordi e soluzioni a livello locale”.

A livello locale e aziendale, i sindacati stanno lavorando per cercare intese. Si svolgeranno presidi all’esterno di diverse aziende della regione, in altre sono stati annunciati scioperi e altre forme di protesta, come lo stato di agitazione.

D’Agostino fa appello a chi vuole lavorare

Tornando al porto di Trieste, non hanno sortito risultati i vari tentativi di mediazione che si sono susseguiti fino alla vigilia del ‘black friday‘. Il presidente dell’Autorità Zeno D’Agostino è stato nettissimo: “C’è un clima per cui chi dissente deve tacere. Se darò le dimissioni, sarà per colpa del Clpt (il Coordinamento Lavoratori Portuali di Trieste, ndr) e del suo presidente Stefano Puzzer”.

Per evitare un danno che “mette a rischio miliardi di euro d’investimenti”, D’Agostino ha lanciato un appello alla “maggioranza silenziosa dei portuali che vuole lavorare. Li invito a non sottostare al ricatto di questa manifestazione, che non è uno sciopero, e che richiamerà in porto migliaia di persone che non sanno nemmeno dove sia lo scalo”.

“Se qualcuno vuole andare a lavorare vada, non blocco nessuno. Ma penso che se diamo una dimostrazione che siamo compatti, diamo un segnale forte a tutti”. Ha esordito così Stefano Puzzer, il portavoce del Coordinamento lavoratori portuali Trieste nell’assemblea indetta dal sindacato autonomo per decidere le modalità della protesta. Quando Puzzer ha chiesto ai circa 400 presenti chi sciopererà, la quasi totalità delle mani si è alzata.

L’astensione dal lavoro – che si richiama proprio a quella ‘a oltranza’ proclamata da Fisi e Confsafi – secondo lo stesso Clpt non rientrerebbe tra gli scioperi dichiarati illegittimi dalla Commissione di garanzia. “L’eventuale violazione della legge per l’osservazione dei servizi pubblici essenziali riguarda alcuni settori, ma non quello dei portuali e non tutta l’industria”, ha fatto sapere Alessandro Volk, componente del direttivo del Clpt, aggiungendo di aver “aderito anche allo sciopero di Al Cobas”.

“Siamo determinati sulle nostre posizioni, ma siamo sempre disponibili a discutere con chiunque”, ha detto Volk, ribadendo la volontà di proseguire con la protesta nonostante le aziende dello scalo abbiano dato la disponibilità ad accollarsi il costo del tampone. “Perché solo ai lavoratori portuali? Gli altri lavoratori valgono di meno? In ogni caso verrebbe pagato solo da alcune aziende, altre non pagherebbero. Quindi è una situazione fuori da qualsiasi norma. Si crea discriminazione nella discriminazione: tutti i lavoratori devono avere lo stesso tipo di trattamento. La cosa più semplice e intelligente è ritirare questo decreto”.





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