‘Il delirio del particolare’ sul palco del Rossetti


Si inizia da una citazione, «Se non perde non è un tetto»: lo disse Frank Lloyd Wright ed è solo il “la” di un testo metafisico e poetico, ricco di rimandi ed evocazioni, in cui Vitaliano Trevisan fa del racconto del magistero di Carlo Scarpa il pretesto per compiere una struggente riflessione sull’arte e sulla fine.
“Il delirio del particolare” di Vitaliano Trevisan debutta alla Sala Assicurazioni Generali mercoledì 24 novembre con Maria Paiato, Carlo Valli, Alessandro Mor diretti da Giorgio Sangati, produzione del Centro Teatrale Bresciano e del Teatro Biondo di Palermo.

La parabola di uno dei massimi maestri dell’architettura del Novecento – Carlo Scarpa (a Trieste l’illustre architetto si occupò della ristrutturazione del Museo Revoltella) – finisce in modo improvviso e banale, nel 1978, in seguito alla caduta dell’uomo da una scala, in Giappone.
L’architetto riposa da allora nel cimitero privato su un lago che – come la grande villa confinante – egli stesso progettò per un ricco imprenditore italiano. La pièce si avvia immaginando il ritorno – dopo alcuni decenni – della vedova dell’imprenditore nella maestosa villa, forse per venderla: lenzuola a coprire il mobilio, aria stantia, muffa… Da molto tempo è tramontato, assieme allo splendore della casa, anche il contesto economico e mondano in cui lei e il marito industriale avevano brillato.

Ma la donna è presa da un ipnotico flusso di coscienza: al badante che la accompagna rivolge racconti e riflessioni su quel passato che l’aveva vista rinunciare alla carriera di attrice teatrale per essere moglie e madre di un figlio complicato. Su quel tempo in cui era stata al centro di un ambìto salotto culturale e in cui aveva condiviso una vita coniugale non sempre serena. E poi racconta il rapporto d’elezione con il grande architetto, diverso da lei eppure presenza importante, distante eppure complice, come confida allo storico dell’arte che viene a farle visita e che studia proprio Scarpa.

«Visitando la casa, abbandonata da più di una ventina d’anni, riscoprendone mano a mano gli spazi, gli arredi e i meccanismi, la vedova risveglia lo spirito del luogo, e ritrova i ricordi di un’epoca, gli anni settanta» spiega l’autore Vitaliano Trevisan. «La villa, ormai quasi fatiscente, con le sue muffe e i suoi licheni, le sue condense e le sue crepe, non solo ha mantenuto intatta la sua personalità, ma la sua bellezza, invecchiando, ha perso quella perfezione (frigidità) che, da nuova, metteva tanto a disagio la nostra protagonista. Alla fine, la vedova non è più così sicura di volersene liberare».

Un terzetto d’attori intonati alla perfezione, Carlo Valli – nel ruolo del professore d’arte – Alessandro Mor – che interpreta il badante – e Maria Paiato che con il suo immenso talento offre un ritratto impeccabile della signora protagonista, ricamano ed esplorano ogni piega del testo, valorizzano ogni suo dettaglio, ogni accento. Senza che sul palcoscenico accada nulla di sensazionale, la platea resta incatenata alle loro prove, ai loro tratteggi che l’uno dopo l’altro pongono in luce il profilo di un artista eccentrico e geniale, ossessivamente attento al “particolare”, capace di racchiudere in forme architettoniche il mistero del tempo, dello spazio, della fine.

Giorgio Sangati orchestra nella sua regia attenta i loro contributi, mostrando poeticamente alla fine come l’enigma di Carlo Scarpa, della sua arte, della sua fine, sia racchiuso in un poema di forme che sanno intrecciare la vita con il suo progressivo disfacimento, la natura con l’architettura, l’armonia della musica con la concretezza.

Lo spettacolo replica alla Sala Assicurazioni Generali alle ore 20.30 dal 24 al 27 novembre e domenica 28 novembre alle ore 16. Per biglietti e prenotazioni si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. L’ingresso in sala sarà consentito solo ai titolari di certificazione “Green Pass”. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.





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