Prevenzione dell’HIV con la PrEP: cos’è, a chi è rivolta, quanto costa



Prevenzione dell'HIV con la PrEP

La prevenzione dell’HIV con la PrEP. Ormai sempre più persone nel mondo stanno aderendo alla profilassi pre-esposizione – conosciuta come PrEP – che consente di evitare il contagio tra le persone che sono considerate più a rischio. Le più esposte restano gli uomini che fanno sesso con altri uomini (MSM), le persone transgender e transessuali, donne ad alto rischio e i lavoratori e le lavoratrici del sesso, i cosiddetti sex worker.

Se ne è discusso molto durante ICAR, il congresso organizzato sotto l’egida della SIMIT, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, di tutte le maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica e del mondo della community. È ormai un importante punto di riferimento per la comunità scientifica che si occupa di HIV e Aids.

Nonostante siano trascorsi quasi quarant’anni, sono ancora molti i dubbi che si hanno su HIV e Aids.

Prevenzione dell’HIV con la PrEP: come funziona?

L’assunzione può avvenire in due modi differenti:

  1. in maniera continuativa, con una pillola al giorno;
  2. on demand, cioè al bisogno, con una pillola assunta perché si vive un episodio a rischio di contagio HIV. Vale solo per gli uomini e in Europa.

Prevenzione dell’HIV con la PrEP: -99% di casi di contagio in ambito sessuale

“L’importanza della prevenzione mediante PrEP ha una funzione essenziale. Nonostante i grandi progressi nelle terapie per l’HIV con farmaci antiretrovirali e anticorpi monoclonali, evitare una moltiplicazione dei contagi nelle popolazioni più a rischio può costituire un argine significativo al diffondersi dell’epidemia. La profilassi farmacologica ha dimostrato una riduzione elevata del rischio. I Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie di Atlanta hanno confermato una riduzione del 99% per la trasmissione sessuale e dell’80% per la trasmissione endovenosa tra gli utilizzatori di sostanze stupefacenti. Un suo impiego massiccio farebbe scendere drasticamente i contagi da HIV, come dimostrato dai casi di San Francisco, Londra o Sydney. Inoltre, solo il 67% della popolazione affetta da HIV ha accesso ai farmaci, mentre il 33% non si riesce a curare”. Silvia Nozza, infettivologa presso l’Ospedale San Raffaele di Milano.

Nuovi studi e nuovi modi di assunzione

“Le nuove frontiere offrono ulteriori potenzialità. Recenti studi del 2021 propongono nuove formulazioni oltre quella orale attualmente in commercio. Lo studio HPTN 084 conferma l’efficacia del farmaco long-acting cabotegravir somministrato per via intramuscolare. Siamo già in fase 3 e ha dimostrato solide basi, non solo per la popolazione MSM e transgender, ma anche per le donne. È il primo studio che ha mostrato un’efficacia dell’89% anche sulla popolazione femminile”. Elena Bruzzesi è medico in formazione specialistica all’Università Vita e Salute San Raffaele.

Il Milano Check Point ha raccolto dati da luglio 2017 a luglio 2021 per indagare l’associazione tra l’inizio della PrEP e il cambiamento nei comportamenti sessuali su 534 partecipanti. La maggior parte di loro era residente in Lombardia, di cui il 96% MSM. Tre su quattro erano single, il 67% laureato, il 5,2% è sex worker e il 16,7% pratica il chemsex, cioè fa sesso dopo aver assunto droghe chimiche. Durante l’assunzione di PrEP, le occasioni medie di sesso senza preservativo sono quasi raddoppiate, per poi assestarsi nel medio-lungo termine ad un livello intermedio. Non risulta variato in modo significativo il numero di partner occasionali nel tempo.

Prevenzione dell’HIV con la PrEP: ancora troppo poco diffusa in Italia

Purtroppo la PrEP presenta ancora alcuni limiti nella diffusione in Italia. “Il problema principale nell’efficacia della PrEP è legato all’aderenza alla terapia. Si possono stimare attorno al 25% coloro che dopo aver intrapreso il percorso lo hanno abbandonato. Alcuni casi sono dovuti alla fine del rischio di esposizione, come quando si fidanzano e diventano monogami. In molti casi emerge anche un problema economico, visto che in Italia è a carico delle persone senza alcun supporto statale. Questo a differenza della maggior parte dei Paesi europei, dove c’è una piena rimborsabilità o un prezzo politico che la rende accessibile anche alle fasce più vulnerabili. Considerando che l’infezione da HIV in Italia ha maggiore incidenza tra i 25 e i 29 anni o anche nelle fasce più giovanili, si può comprendere la maggiore difficoltà ad accedere a un farmaco che ha un costo di circa 60 euro al mese”.

Attenzione alle altre malattie sessualmente trasmissibili. La PrEp previene solo HIV

La PrEP previene i contagi da HIV, ma non dalle altre Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST). Se si eliminano altre protezioni, il rischio di contrarre altre infezioni aumenta. Si stima infatti un incremento del 25% circa di IST nelle persone che fanno uso di PrEP. Va comunque sottolineato che chi accede alla profilassi fa test regolarmente ogni 3-4 mesi a cui la popolazione generale non si sottopone.

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