Kering Eyewear crea una piattaforma per valutare l’impatto della sua catena del valore


Versione italiana di

Gianluca Bolelli

Pubblicato il



23 nov 2021

Kering Eyewear si muove verso un approccio sostenibile con il progetto Virtus. Si tratta di una piattaforma di scambio dati, tramite tecnologia blockchain, che l’azienda dedicata agli occhiali del gruppo del lusso francese Kering ha sviluppato per misurare l’impatto ambientale della propria filiera produttiva.

Villa Zaguri vicino a Padova, che ospita la sede del produttore di occhialeria – Kering Eyewear

Virtus, acronimo di “Verified, integrated, reliable, trustworthy, unique and secure” (“Verificato, integrato, affidabile, degno di fiducia, unico e sicuro”), ha l’obiettivo di valutare e tracciare tutte le operazioni riguardanti il ​​sistema produttivo dell’azienda padovana.
 
“Tutti i partner della rete Kering Eyewear dovranno connettersi direttamente alla piattaforma digitale per registrare i dati e le informazioni necessarie per verificare e confermare che ogni anello della catena aderisca agli standard di qualità e alle pratiche ambientali, sociali ed etiche di Kering Eyewear”, ha specificato la società in una nota.

“Tutti i dati caricati sul libro mastro forniscono la piena tracciabilità dei manufatti e seguono il percorso del prodotto direttamente dalla sua origine, dalla provenienza delle materie prime all’assemblaggio finale e alle relative certificazioni. Essi forniscono una visione d’insieme precisa, completa e affidabile di ogni azione svolta per la fabbricazione degli occhiali di oggi e di domani”, aggiunge Kering Eyewear.
 
Nel 2018 è stato lanciato un progetto pilota di Virtus con cinque partner, che ora sono diventati sedici. L’obiettivo per Kering Eyewear, che conta attualmente più di venti fornitori fondamentali, è di estendere questa piattaforma “a tutta la filiera dall’inizio del prossimo anno, con la partecipazione diretta di Certottica, l’istituto italiano di certificazione dei prodotti ottici”.
 
Attraverso questa iniziativa, il gruppo “si propone di favorire una maggiore trasparenza e di rendere ogni stakeholder più consapevole del proprio impatto nella catena del valore”.
 
“Dopo una fase di lancio durata tre anni, siamo ora in grado di definire un piano d’azione preciso e trasparente per tutta la nostra catena logistica, grazie a un’analisi e a una conoscenza dettagliate dell’origine e delle caratteristiche di ogni componente e di ogni tecnica di fabbricazione”, sottolinea Barbara Lissi, direttore internazionale della catena logistica di Kering Eyewear.
 
“Siamo convinti che la raccolta e la condivisione di informazioni affidabili, risalenti al sourcing delle materie prime utilizzate, siano i mezzi più coerenti e rispettosi per garantire la qualità dei nostri prodotti e la loro conformità ai nostri standard etici ed estetici”, continua.
 
Fondata nel 2014, l’azienda progetta, sviluppa e distribuisce collezioni di occhiali di quindici marchi (Gucci, Cartier, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, Chloé, Alexander McQueen, Montblanc, Brioni, Dunhill, Boucheron, Pomellato, Alaïa, McQ e Puma), a cui si aggiungono quelli del produttore danese di occhiali di lusso Lindberg, acquisito la scorsa estate. Nel terzo trimestre, Kering Eyewear ha realizzato un fatturato di 138 milioni di euro, in crescita del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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